SOPRAVVIVERE AL 2011
LE BASI DEL survival sportivo e sperimentale
“Supervivitur, sic vivitur”
Il SURVIVAL è una disciplina non specialistica, rivolta alla conoscenza attraverso la sperimentazione delle modalità di sopravvivenza dell’individuo, del gruppo, delle popolazioni e della specie umana nel passato, nel presente, nel futuro e nei diversi ecosistemi. Significa vivere al di là delle possibilità concesse dalle circostanze.
Oggi è possibile svolgere attività di tipo sportivo e formativo nell’ambito di varie discipline legate alla sopravvivenza che in particolare riguardano l’OUTDOOR, l’“ECOLOGIA UMANA”, la sperimentazione e la ricerca.
La Federazione Italiana Survival Sportivo e Sperimentale (F.I.S.S.S.) dal 1986 presiede in Italia all’organizzazione e realizzazione di corsi e test pluridisciplinari riferiti a ogni tipo di ambiente, negli ambiti della Protezione Civile, della cultura antropologica e dello SPORT riportato alle sue origini di “necessità” e di “piacere”. Nonostante la denominazione, questa attività a “IMPEGNO COMBINATO” è statisticamente considerata tra le più sicure, dati gli impliciti meccanismi di autopreservazione che contiene (al momento non è mai stato registrato un decesso né un incidente grave) all’interno delle attività F.I.S.S.S..
Tutte le numerose pratiche adottate da questa “metadisciplina” sono finalizzate, all’arte e alle tecniche del sopravvivere, affrontando in simulazione ogni avversità. Si tratta dunque di riattivare attitudini e abilità ancestrali migliorandole attraverso un’adeguata preparazione “complessiva” che superi i limiti della specializzazione. Cioè soprattutto ADATTARSI, IMPROVVISARE, RISOLVERE COMPLESSITA’ SOCIALI E RAGGIUNGERE LO SCOPO) nonché associare tutte le discipline utili in un solo progetto che da un lato le superi e dall’altro le preservi e le integri (Corsa, arrampicata, orientamento, abilità nei lanci, nuoto, lotta; ma anche capacità di resistenza, destrezza, controllo emotivo, pratiche di costruzione, di primo soccorso, di nodi, ecc.).
Le numerose attività che la sopravvivenza declina si possono definire “ECODINAMICHE”. Alcune guardano al passato proponendo ricostruzioni di utensili e manufatti con tecniche, metodi e strumenti delle culture primitive; altre guardano al presente e al futuro, supportate da tecnologie e da mezzi sempre più sofisticati e avanzati. Tutte comunque concorrono a rafforzare il temperamento di chi le pratica al fine implicito di prepararlo a superare stress o situazioni critiche e aumentare la sua “RESILIENZA”. Entrano quindi in atto anche la psicologia e l’economia del comportamento, il “problem solving”, l’autonomia operativa, la capacità di cooperazione, la sperimentazione creativa, la preservazione individuale e di gruppo, lo sviluppo di abilità motorie, l’economia o la riconversione di risorse proprie e altrui (ADATTAMENTO), ma soprattutto il cambiamento di strategie e l’uso alternativo (anche improprio) delle dotazioni disponibili (EXATTAMENTO).
Seguendo la moderna vocazione del vivere “corpo a corpo” con gli ambienti estremi o non antropizzati, questa disciplina può rivelarsi utile non solo nelle pratiche outdoor ma anche negli ambienti domestici e di lavoro, nelle vacanze, nei viaggi e in tutta la vita (sempre se intesa alla ricerca dell’avventura, qui trasferita dal piano mitico e romantico a quello di ricerca e conoscenza).
Il termine anglosassone “SURVIVAL” con cui si definisce tutto ciò, non traduce solo la parola ormai generica “sopravvivenza” ma classifica una nuova disciplina, che in Europa è ormai distante dal quella “made in U.S.A. e da alcuni suoi assunti paramilitari, velleitari e asociali. La F.I.S.S.S. ha proposto altre linee guida e, per distinzione, anche la variante gerundiva tipica dei nuovi sport diportistici outdoor (“SURVIVING”).
Il “Survival” dunque rappresenta il contesto temporaneo ed estremo di un evento che minaccia realmente la sopravvivenza fisica di uno o più individui, fatalmente o volutamente coinvolti (es. trovarsi in un’isola deserta dopo un naufragio, o per libera scelta, senza alcun equipaggiamento); il “Surviving” invece costituisce il risvolto ecosportivo e diportistico del Survival, basato su giochi e test di simulazione non a rischio (Survival games e contest), utili per i partecipanti sul piano psicofisico e interessanti da osservare per le analisi delle dinamiche comportamentali che sviluppano come transfert formativo, per le tattiche e le tecniche di risoluzione che propongono e soprattutto per l’aumento delle difese immunitarie che sembrano produrre, insieme al miglioramento del metabolismo, in una sorta di “AUTOTERAPIA PREVENTIVA”.
La sopravvivenza simulata tende a rivisitare, a scopo preventivo e cognitivo, antiche pratiche: la fuga, la caccia, la difesa, i mezzi per trasferirsi e orientarsi in vari ambienti, la costruzione e l’uso di ripari e utensili essenziali, l’osservazione dell’ambiente e delle sue risorse. Tutto ciò viene sintetizzato in modi e luoghi idonei nonché sperimentato attraverso “TESTAGE” e dimostrazioni di preciso carattere formativo.
Il SURVIVALISMO F.I.S.S.S. segue solo principi scientifici, culturali e sportivi e si pone al di fuori da paramilitarismi, ambientalismi e pauperismi politici, ideologici o di maniera. Sono solo le scelte più efficaci o pragmatiche a dirigere il suo operato, che punta a un obbiettivo primario: la salvaguardia degli umani come referenti principali anche per la salvezza del nostro Pianeta. "Essere” nell’ambiente rappresenta così il modo più diretto per preservarlo e renderlo sostenibile, fuori da ecologismi parascientifici, dalle mode, da misantropie di costume, da immobili pessimismi o fideismi.
La sedentarietà e la “realtà virtuale” in Occidente stanno compromettendo abilità motorie e attitudini mentali di cui non è prudente fare a meno. Mettersi in gioco per sopravvivere, in controtendenza, significa allenarsi al peggio cercando una “virtualità del reale”.
|